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Regina di Cipro

Nata a Venezia nel 1454 da Marco di Zorzi (o Giorgio) Corner, nipote del doge omonimo, e da Fiorenza Crispo, figlia di Nicolò duca dell'Arcipelago e della principessa Valenza Comnena di Trebisonda, discendente degli ultimi imperatori di Bisanzio, Caterina fu educata in monastero a Padova, e, ancora adolescente, fu promessa al sovrano di Cipro, Giacomo II di Lusignano.
Il matrimonio rappresentava il felice esito di una trattativa diplomatica, condotta personalmente dal padre e dallo zio Andrea, membri di una famiglia tra le più facoltose e influenti del patriziato veneto, i cui interessi finanziari e politici da tempo gravitavano sull'isola del Mediterraneo orientale, dove si estendevano le immense piantagioni di canna da zucchero, di cotone, di lino, di canapa e di grano che avevano moltiplicato nel tempo le fortune dei Corner. L'accordo, con il rinsaldarsi delle relazioni veneto-cipriote, garantiva inoltre la protezione della Serenissima al Lusignano, contrastato da altri pretendenti al trono di Cipro.
Alla quattordicenne Caterina, adottata dal Senato come "figlia della Repubblica", venne assegnata una dote di 100.000 ducati, somma in gran parte costituita dai crediti dei Corner sulla Corona cipriota; un ambasciatore ebbe l'incarico di rappresentare il re in occasione del fidanzamento, suggellato da una solenne e fastosa cerimonia a Venezia nel luglio del 1468; per varie questioni politiche Giacomo II procrastinò poi la partenza di Caterina, che rimase altri quattro anni in patria, partecipando alle ricorrenze pubbliche, civili e religiose, accanto alle massime autorità di governo. Sollecitato dalla Signoria, il sovrano inviò infine i suoi ambasciatori per scortare la giovane nel viaggio verso Cipro, dove furono celebrate le nozze, nell'autunno del 1472.

 

Statua della regina Caterina Cornèr - Piombino Dese (PD), Villa Cornaro

Statua della Regina Caterina Cornaro. Villa Cornaro, Piombino Dese (Padova).

Meno di un anno più tardi, agli inizi di luglio 1473, il re moriva improvvisamente, dopo una breve malattia, senza aver visto nascere il figlio, cui pure fu dato il nome di Giacomo, dato alla luce da Caterina verso la fine di agosto dello stesso anno. Era chiaro che la situazione alla corte di Cipro, già instabile, si faceva sempre più delicata per la regina e per i notabili veneziani del suo seguito; nel mese di novembre lo stesso zio di Caterina, Andrea Corner, nominato procuratore del regno, e il cugino, Marco Bembo, finivano vittime di una cospirazione, ordita dal gruppo della nobiltà catalana. Il massacro offriva così il pretesto per un immediato ed energico intervento di Venezia, che di lì a breve riprendeva di fatto il controllo assoluto dell'isola, esautorando sempre più la giovane regina, affiancata nel governo da un collegio di funzionari della Repubblica.
Nel frattempo l'erede, un bimbo di salute cagionevolissima, era morto ad appena un anno; rimasta sola e isolata, soprattutto dopo la scomparsa del padre, che l'aveva sostenuta sino alla fine, e la partenza dall'isola della madre, Caterina tentò con estrema tenacia di rivendicare il proprio ruolo nell'amministrazione del regno, riuscendo per un certo periodo a ottenere condizioni più favorevoli. Ma l'evolvere dei rapporti politici sullo scacchiere internazionale fece presto propendere Venezia per la definitiva annessione dell'isola ai domini d'oltremare.
L'operazione, decisa già nel 1488, fu portata a termine all'inizio del 1489; alla fine di gennaio quaranta galee veneziane in assetto di guerra, sotto il comando del capitano generale da mar Francesco Priuli, attraccavano nel porto di Famagosta, sostituendo senza colpo ferire l'autorità della milizia di San Marco al presidio delle truppe cipriote. Caterina tentò con ogni mezzo di opporsi e conservare per sé il regno, ma il fratello Zorzi (o Giorgio) Corner, sbarcato insieme al Priuli proprio con l'incarico di mediatore, esercitò tutta la sua influenza, avvicendando suppliche, blandizie e perfino minacce, finché la regina, svantaggiata da una posizione troppo debole, con il rischio concreto di trascinare nella rovina la sua famiglia, fu costretta a cedere.
Il 26 febbraio Caterina abdicò in favore della Serenissima, rinunciando al trono di Cipro con una solenne cerimonia, che fu successivamente ripetuta nei principali centri dell'isola, e infine, il 6 giugno, nella stessa Venezia, in San Marco, alla presenza del doge Agostino Barbarigo e di tutta la Signoria: evento sul quale la propaganda veneziana doveva poi insistere per secoli, e che ancor oggi si commemora con la regata storica sul Canal Grande, la prima domenica di settembre.

Stemma di Caterina Corner

Stemma di Caterina Corner, Regina di Cipro, Gerusalemme e Armenia.

Blasonatura dello stemma tratta dall'opera di D. Casimiro Freschot, La nobiltà veneta. Venezia, 1707.

"Porta come moglie di Giacomo Rè di Cipro lo scudo partito, dello sposo à destra, e della sua casa à sinistra. La prima partitione è inquartata, al primo di Gierusalemme, ch'è d'argento con una Croce d'oro, cantonata da altre quattro crocette del medesimo, (arma contro le leggi del Blasone, che non soffrono metallo sopra metallo, ò colore sopra colore, e perciò chiamasi da inquirire) al secondo falciato d'argento, e d'azurro, con un Leone vermiglio armato, linguato, e coronato d'oro broccante, ò attraversante su'l tatto, ch'è di LUSIGNANO; al terzo d'oro, con un Leone vermiglio linguato d'azurro, ch'è d'Armenia, al quarto d'argento con un Leone rosso, la coda biforcata e passata in croce, ch'è di Luxemburgo, tutti li quattro per il Marito. L'altra partitione della sua Casa, ch'è un campo diviso perpendicolarmente d'oro, e d'azurro. Lo scudo circondato da due palme, simbolo dell'unione coniugale, e sormontato dalla Corona serrata, ò chiusa di sopra ch'è proprio de' Regi."