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La Loggia Cornaro a Padova

via Cesarotti, 37 - Padova
visitabile - tel. 335 1428861


Membro di un ramo non patrizio della famiglia Corner, Alvise, che per tutta la vita tentò invano di vedersi formalmente riconosciuta la dignità nobiliare, elesse a dimora Padova, nel cui territorio erano ubicate le sue numerose proprietà immobiliari e fondiarie, da lui amministrate oculatamente, con una costante dedizione agli studi di agricoltura, di ingegneria idraulica e di architettura.
Un'occasione di ricongiungimento alla casata gentilizia veneziana giunse per il Cornaro solo indirettamente nel 1537, con il matrimonio tra la figlia Chiara e Giovanni Corner Piscopia.
Fautore convinto di una politica di investimento nelle risorse agricole dell'entroterra veneto, Alvise fu anche capace di dar vita a un cenacolo di intellettuali, letterati e artisti, fra i quali il commediografo e attore Angelo Beolco, detto il Ruzante, gli scultori Francesco Segala e Tiziano Aspetti, il pittore Domenico Campagnola; tra gli ospiti illustri era l'antiquario bellunese Giovan Pietro Bolzani, più noto con il nome umanistico di Pierio Valeriano, ma i documenti registrano anche la presenza del vicentino Giangiorgio Trissino, insieme al suo giovane protetto Andrea della Gondola, destinato a grande fama come 'Palladio'.

La Loggia Cornaro a Padova

La Loggia Cornaro a Padova

Una figura di primissimo piano nell'ambiente del Cornaro fu senza dubbio il veronese Giovan Maria Falconetto, che nel 1524 firmò il progetto della Loggia, una straordinaria opera architettonica ancora ben conservata, in quello che un tempo era il giardino del palazzo padovano di Alvise, ora non più esistente.
Derivato da modelli romani, con forti reminiscenze archeologiche, l'edificio realizzava un'esperienza innovativa, che avrebbe in seguito prodotto un sensibile impatto nella storia dell'architettura; oltre a chiudere, come quinta prospettica, la parte posteriore del cortile, la loggia era appositamente concepita quale 'frontescena', un fondale classicheggiante per le rappresentazioni teatrali organizzate dal Cornaro, in particolare quelle del Ruzante.
La fabbrica era limitata originariamente al solo loggiato inferiore, di ordine tuscanico, con cinque arcate a tutto sesto; quella centrale, di dimensioni maggiori, si configura come una sorta di arco trionfale, anche grazie alla presenza delle Vittorie alate sui pennacchi. A un secondo momento risale l'ordine superiore, caratterizzato da due finestre e tre nicchie con statue raffiguranti di divinità del mito classico: Venere al centro, Diana e Apollo ai lati.
Dal 1530 venne costruito anche l'Odeo, dedicato alla musica e ad altri svaghi intellettuali, ispirato alle rovine della cosiddetta villa di Varrone a Cassino, splendidamente decorato, nei vari ambienti, da affreschi di Gualtiero Padovano e Lambert Sustris (entrambi attivi in Sala dei Giganti a Padova, il secondo impegnato anche nella villa dei Vescovi a Luvigliano), con stucchi che si suole assegnare ai figli di Falconetto e a Tiziano Minio. Al pianterreno, nella stanza detta "di Ercole", compare lo stemma di Pietro Bembo, sormontato dal galero cardinalizio, che il letterato veneto ottenne nel 1539: ciò a conferma di un collegamento diretto con quella che era stata la personalità più in vista della corte umanistica di Caterina Corner.